Non rinunciare a niente di te.

1868_fronteraccontamilanotteincuisononato_12134164071Paolo Di Paolo
Raccontami la notte in cui sono nato
Roma, 2008, Giulio Perrone Editore
a cura di Fabio Pierangeli

Dove sono andati gli anni? Non è ancora troppo giovane Paolo Di Paolo, e il protagonista del suo ultimo racconto per chiederselo? Dopo Come un’isola, e altri ottimi libri di conversazione creativa con gli scrittori e saggistica “raccontata”, Di Paolo non si smentisce, con Raccontami la notte in cui sono nato, sempre con Giulio Perrone editore, 2008, cambiando registro narrativo, mantenendo la vocazione lirica ad un autobiografismo trasfigurato e pieno di citazioni e rimandi letterari, questa volta però trasferiti in una fiction ardita, nata, ed è un proficuo paradosso, da una notizia di “cronaca vera”, pur incredibile: «All’inizio del 2007, i giornali di tutto il pianeta hanno raccontato la bizzarra iniziativa del ventiquattrenne australiano Nicael Holt, deciso a mettere in vendita la sua vita sul sito di aste on line eBay, per circa seimila dollari».
La situazione straniante, permette allo scrittore, o meglio al suo protagonista, Lucien, di guardare un altro appartenere alla propria vita, magari, come in una delle fasi meglio riuscite, nel bel mezzo di un matrimonio, avvenimento che sancisce la continuità del tempo, almeno potenzialmente, o come ipotesi. Presentando a Filippo quei suoi amici riuniti, con cui dovrà vivere la vita acquistata su internet, Lucien riflette con profondità spiazzante, disintegrando la spensieratezza felice, almeno finche il dolore non interviene con il suo urlo atroce, di una esistenza normale, che non si pone troppe domande e di cui la festa nuziale, con il suo noioso copione diventa emblema.
Quasi esattamente a metà libro, la scoperta significativa di questa capacità di leggere il reale in termini non banali, diventa una stigmate di condanna e accomuna il protagonista a quelle persone di estrema sensibilità, per cui, spesso, gli attimi passano più in fretta (si veda il ricordo dei viaggi), senza goderne mai l’essenza, protesi a sgusciarne sempre la radice, il perché.  Come pungolo di bellezza nitida, rimangono a porre domande i momenti struggenti dell’infanzia: come tanta letteratura, specie novecentesca, ha insegnato. Sono unici, scolpiti, inimitabili e quasi incomunicabili: a che prezzo si possono vendere? «A quanto bisogna vendere un’emozione, uno sguardo, una musica ascoltata, e un odore? Un dolore». A questo gioco, scatenato dall’idea iniziale della vendita della vita perché sentita come inutile, vuota,priva di senso, quasi una rivisitazione rovesciata, giusta ed esatta per l’era di internet della favola della Vita è meravigliosa di Frank Capra, dove il bene è proprio l’effimero di ogni istante perpetuo perché irrepetibile, giù giù, fino al momento della nascita, “della notte in cui sono nato”, dal buio la luce (pag. 60-61): «Lo sai che sorridevi , in braccio ai tuoi giovani genitori, il giorno del battesimo – tra venti giorni sarebbe stato il tuo primo Natale. Tua madre aveva un abito rosso ed era molto bella. A quanto lo vendi quel piccolo sdentato sorriso?». Il sublime passa nell’effimero e viceversa, nel tempio eretto ai ricordi. Per rendere singolare ogni gesto, lo scrittore attraversa l’esistenza sopra e sotto la linea consueta di molti racconti: spende cifre enormi in citazioni letterarie, criptate e non, su tutti “il fantasma di Perec, verso alto e le acrobazie, e altrettanta commozione combinandole con i particolari inutili che compongono l’immortalità della propria unica esperienza. Per poi ferire, con un colpo di spada, fioretto, parola, grido, con quel trasporto lirico dentro la trama del racconto con cui si costruiscono le pagine migliori, intonate ad una saggezza struggente, consapevole, matura (pag. 66): «Sento un improvviso carico di tenerezza: per tutti gli Io che sono stato. Chi sa più niente di questo per esempio? Mi piace il suo voltarsi improvviso [allude ad una foto d’infanzia, sulla spiaggia con il bimbo che si volta verso l’obiettivo, riportata subito sotto a pag.67] – costretto da chi lo chiama a tralasciare le sue faccende di sabbia e acqua salata. Mi piace che lui non possa chiedersi, come in questo momento io

dove sono andati gli anni».

L’interruzione riflessiva è evidenziata da due righe bianche, dall’isolamento della domanda coscienza sul tempo che trascorre, sabbia sulle foto. Ma guardare un altro che prende la propria vita (e la ragazza amata, con tanto di colpo di scena, ben alluso e nascosta metonimia, fin dall’inizio) da lontano, provoca, dopo il racconto dell’assestamento di Filippo nella vita di Lucien, un ulteriore domanda, espressa a pag 89 «Come si fa a dimenticarsi di ciò che si è stati?», che gli eventi, sorprendentemente più imprevisti della realtà (uno degli insegnamenti del racconto) nonostante la loro forza dirompente, non sradicano, ma rafforzano, fino al sublime capitolo finale, in cui, tramite nel giugno di luce più durevole, si rivive, ricordo dei ricordi, archetipo, intero il movente della nascita, nella consapevolezza esemplare, pag.108 «Un giorno ti verrà da dire basta, questa vita non mi piace più, succede a tutti, è successo mille volte anche a me. Lascia passare un minuto, un’ora: poi cambia angolo, e prova a guardare da lì. Ti accorgerai di qualcosa che c’era e che hai trascurato, come gli spazi dietro ai mobili, come i dettagli di un quadro. Ricomincia da lì. E chiunque sarai, nella tua vita che comincia, un impiegato delle poste, uno zingaro, un principe caduto in miseria, un ballerino, un cuoco, un prete, uno scrittore, sarai tu. Non rinunciare a niente di te, non buttare via niente, non svenderti, condividi». Abbi corpo in una storia, nella tua storia, «poteva essere diversa, per te può essere diversa, ma tanto questa storia non è finita, questa storia ricomincia sempre». Ricomincia, se ha “voce e inchiostro”: perché un altro vivido messaggio del racconto si nasconde nella parola condivisione, l’arma di ogni uomo che diventa suprema nello scrittore, come spiega con semplicità e acume lo scrittore, dopo la parola “fine”. Alludendo alla notizia della vendita su internet dichiara «La vicenda mi ha molto colpito, come si può intuire. E ho finito col chiedermi se anche scrivere non sia, in fondo, una curiosa forma di compravendita (di sentimenti, di esistenze)». Forma suprema di scambio sotto l’egida della frase, affascinante, posta in esergo«Tu non tieni mente, non puoi tenere né trattenere niente, ecco ciò che devi amare e sapere. Ama ciò che ti sfugge, ama colui che se ne va. Ama che se ne vada».
Si tratta, come ho avuto modo di apprendere in occasione della presentazione del libro alla Feltrinelli di Piazza Colonna a Roma (relatori Filippo La Porta e Lia Levi) di una interpretazione poetica e suggestiva dell’episodio evangelico conosciuto come il Noli me tangere (scena secondo le statistiche discusse da Nancy, assai poco rappresentata in pittura rispetto ad altri momenti della vita di Cristo). Nel momento fulgido della Resurrezione, della vittoria sulla morte, ma anche della sua definitiva dipartita dal mondo terreno, il Salvatore, rivolto alla Maddalena, avrebbe tessuto l’elogio, appunto, di «ciò che ti sfugge, ama colui che se ne va. Ama che se ne vada». La sostanza della scrittura di Di Paolo si legge in questa intuizione poetica, finemente libresca, applicata ad un episodio raccolto dal setaccio di uno strumento anti letterario, e trasportato in una storia di carne e di sangue, autentica. Non è un caso che Lucien, trovandosi giornalista di cronaca nera in un giornale di provincia dichiari come «i fatti abbiano sempre un loro risvolto poetico».

(Dal “Cavallo di Cavalcanti”, n.3, Nuova serie, dicembre 2008)

~ di viaggiovolentieri su novembre 27, 2008.

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